Conoscere per proteggere. Buono incontra Elisabetta Visalberghi. Conoscere per proteggere. Buono incontra Elisabetta Visalberghi. © Lucas Peternelli
BUONO 14 Settembre 2016

Conoscere per proteggere. Buono incontra Elisabetta Visalberghi.

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In questi giorni abbiamo avuto il piacere di incontrare ed intervistare Elisabetta Visalberghi, Dirigente di ricerca del Centro Primati dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR di Roma, per avvicinare due mondi apparentemente lontani: il mondo delle api e il mondo delle scimmie.

La Dott.ssa Visalberghi studia la biologia, il comportamento e le capacità cognitive dei cebi, piccole scimmie sudamericane caratterizzate da un’elevata flessibilità comportamentale. Ha condotto le sue ricerche sia nel laboratorio del CNR a Roma, sia sul campo a Boa Vista, nello stato del Piauí in Brasile, nell'ambito del progetto di ricerca internazionale EthoCebus nato nel 2005 (www.ethocebus.net).

Cerchiamo di capire dunque cosa ci accomuna ad una famosa primatologa italiana.

Piccolo cebo alle prese con una nocciolina © Carlo Taccari

Giovane Sapajus spp. alle prese con una nocciolina © Carlo Taccari

Cosa fa il progetto EthoCebus a Boa Vista?

Lo scopo principale di questo progetto, che coinvolge ricercatori e studenti brasiliani, statunitensi e italiani, è lo studio della biologia e del comportamento della popolazione di cebi barbuti (Sapajus libidinosus) che vive nell’area di Boa Vista. Questi cebi hanno la peculiarità di usare strumenti (sassi e incudini) per aprire noci di palma dal guscio durissimo.

L’uso di strumenti in condizioni naturali è un fenomeno molto raro in questa specie e per ora osservato abitualmente solo in quattro specie di primati non umani.

Le nostre ricerche mirano anche ad evitare che i cebi di Boa Vista si estinguano per colpa dell’agricoltura intensiva che sta insediandosi intorno alla nostra area di studio.

Incendio nei pressi di Boa Vista appiccato per fare spazio alle coltivazioni intensive. Foto di Marialba Ventricelli.

Incendio nei pressi di Boa Vista appiccato per fare spazio alle coltivazioni intensive. © Marialba Ventricelli

Studiare significa dunque proteggere?

Certamente senza conoscenze non si può né proteggere, né educare. E’ stato solo dopo aver studiato l’ecologia e il comportamento dei cebi di Boa Vista ed aver monitorato via satellite il tasso sempre crescente di conversione delle foreste in campi coltivati in modo intensivo che ci siamo resi conto del rischio ambientale.

Senza conoscenze non si può né proteggere, né educare. - Elisabetta Visalberghi

Con un progetto portato avanti dalla Dott.ssa Noemi Spagnoletti abbiamo tentato di capire cosa pensano delle loro condizioni di vita e degli animali selvatici gli abitanti del luogo, che da sempre vivono in piccole fattorie sparpagliate sul territorio. Questo è fondamentale per mettere a punto operazioni mirate a tutelare l’ambienteNon si tratta infatti di proteggere solo i cebi, ma l’intero ecosistema: dai funghi luminosi – che sono stati riscoperti a Boa Vista – agli insetti, api incluse, dai pipistrelli alle varie specie di scimmie lì presenti.

Potremmo dire che EthoCebus e BUONO sono mossi da un sentimento comune?

Direi proprio di sì. Anche se gli animali di cui ci occupiamo sono diversi, questi due progetti sono mossi dalla stessa passione per la conoscenza dei fenomeni naturali e dallo stesso desiderio di fare qualcosa di buono per gli animali – uomo incluso – che vada al di là dei nostri interessi immediati. Perché proteggere la natura oggi significa avere a cuore la vita delle generazioni future.

Proteggere la natura oggi significa avere a cuore la vita delle generazioni future - Elisabetta Visalberghi

I cebi sono golosi di miele, proprio come noi?

Il miele è un’importante risorsa alimentare per molte specie animali dato che si tratta di una fonte di glucosio prontamente utilizzabile dall’organismo. Tutti i primati amano nutrirsi di sostanze dolci e i cebi non fanno certo eccezione. Proprio perché ambito da molti, il miele viene protetto in "casseforti naturali", ben difese da chi lo produce. Qualsiasi apicoltore che abbia a che fare con il genere Apis sa bene che è molto rischioso raccogliere il miele senza i dovuti accorgimenti. E qualsiasi cebo sa che le api – in questo caso si tratta della sottofamiglia dei Meliponini, le api dell’America Latina sprovviste di pungiglione – costruiscono il nido all’interno di cavità naturali, spesso con piccole e poco visibili aperture all’esterno. Queste casseforti, difficili da individuare e da scassinare, contengono molto meno miele rispetto ai favi delle nostre arnie. Tuttavia questo non è un problema dato che i cebi sono ghiotti non solo di miele ma anche di larve che sono un’ottima risorsa di proteine. Tanto è vero che spesso si procurano anche nidi di vespe (che non producono miele) per mangiarne le larve.

Maschio adulto di Sapajus libidinosus intento ad estrarre le larve all’interno di un nido di vespe. Foto di Noemi Spagnoletti.

Maschio adulto di Sapajus libidinosus intento ad estrarre le larve all’interno di un nido di vespe. © Noemi Spagnoletti.

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Ultima modifica il 08 Marzo 2017
Marialba Ventricelli

Nata a Roma nel 1986, laureata in Neurobiologia presso l'Università Sapienza di Roma. Specializzata in Primatologia, lavora presso il Centro Primati dell'ISTC del CNR di Roma. Si occupa per "BUONO" degli aspetti inerenti l'attività didattica.