il biomonitoraggio sulle api il biomonitoraggio sulle api © Carlo Taccari / FreakinART.com
STUDIARE 06 Agosto 2017

Le Api e Il Biomonitoraggio

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La società si mostra sempre più sensibile e consapevole del pericolo dei danni ambientali prodotti dall’inquinamento del suolo, delle acque, dell’aria e dei sistemi biologici: l’inquinamento mette a rischio la qualità della vita e la sopravvivenza stessa delle comunità. Risulta quindi importante avere a disposizione dei metodi semplici e poco costosi per stimare il tasso di inquinamento ambientale.

Tra i molti modi conosciuti, gli indicatori biologici assumono un ruolo di primo piano: alcuni organismi viventi rivelano la presenza di inquinamento ambientale e offrono, a differenza degli altri sistemi, dei vantaggi in termini economici per il fenomeno del bioaccumulo che li rende ideali per questo tipo di analisi.

ape raccoglie polline 1

Ape bottinatrice al lavoro © Jon Sullivan

In questa ottica le api non sono utili solo per il loro ruolo fondamentale da impollinatori per il mantenimento biodiversità, ma sono anche eccellenti sentinelle della presenza dell’inquinamento ambientale: la loro morfologia e la modalità con cui svolgono la loro funzione biologica garantiscono l’accumulo di inquinanti in varie matrici.

 

Le api: fondamentali per la biodiversità, sono eccellenti sentinelle di inquinamento ambientale.clicca per twittare

 

Le api infatti hanno il corpo ricoperto di peli e attraverso microprelievi di acqua, nettare, polline e melata nel loro raggio di volo pari circa a 3km dal nido, sono in grado di intercettare le sostanze con cui entrano in contatto. Inoltre, avendo meno geni nel sistema della gestione dello “stress”, sono molto più sensibili di altri insetti a fitofarmaci o pesticidi.

Tra le varie matrici in cui possono accumulare sostanze tracciabili come metalli pesanti, derivati del benzene o isotopi radioattivi, i più interessanti ed utili sembrano essere l’intero individuo, la cera e la propoli, molto probabilmente per la percentuale di sostanze grasse contenute al loro interno. Il miele, al contrario, non sembra accumulare in maniera significativa tali sostanze data l’elevata concentrazione acquosa. Il miele può contaminarsi a partire dai suoi costituenti, il polline ed il nettare, o tramite le api al momento della trasformazione del nettare stesso. Il nettare, però, contiene basse concentrazioni di lipidi ed è uno scarso accumulatore di idrocarburi policiclici aromatici, di conseguenza lo è anche il miele.

Il monitoraggio dell’inquinamento ambientale mediante l’utilizzo di organismi viventi favorisce la comprensione dei sistemi complessi
che regolano da un lato le dinamiche delle popolazioni animali (come ad esempio la suscettibilità o la resistenza a determinati ambienti, quindi il potenziale adattativo) e dall’altro consente di avere una stima indiretta di fattori fondamentali per la salute umana come la quantità degli inquinanti. In questa ottica, l’apicoltura costituisce un esempio ottimale di possibile declinazione di un’attività produttiva tradizionale a scopo di ricerca, integrata e interattiva con il mosaico ambientale in cui si inserisce. Inoltre, l’apicoltura è un’attività particolarmente rilevante in una zona definita area protetta: infatti, la legge nazionale 313/2004 definisce e sottolinea un rapporto duale e simbiotico tra l’attività produttiva e l’ambiente nel quale essa si inserisce. L’ambiente e l’ape in questo caso formano gli attori di un quadro unico: se da un lato la produzione di miele e altri prodotti apistici è fortemente influenzata dalla qualità dell’ambiente, dall’altro lato le api contribuiscono al raggiungimento e al mantenimento di elevati livelli di biodiversità operando l’impollinazione di molte piante a fiore.

In questa ottica, l'associazione BUONO è impegnata nello studio della presenza degli inquinanti nel territorio dove è ubicato l'apiario (Oasi Lipu di Castel di Guido), in collaborazione con l'Istituto Zooprofilattico sperimentale delle regioni Lazio e Toscana e con la sezione di Igiene del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive della Sapienza, Università di Roma.

 

BIBLIOGRAFIA

  • Formato et al 2009. Monitoraggio Ambientale con le api. Atti del seminario, Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana.
  • Lambert et al 2012. Monitoring of Polycyclic Aromatic Hydrocarbons in Bees (Apis mellifera) and Honey in Urban Areas and Wildlife Reserves. Chemosphere.
  • Moret et al 2010. Polycyclic aromatic hydrocarbons (PAHs) levels in propolis and propolis-based dietary supplements from the Italian market. Food Chemistry.
  • Perugini et al 2009. Monitoring of Polycyclic Aromatic Hydrocarbons in Bees (Apis mellifera) and Honey in Urban Areas and Wildlife  Reserves, JAFC.

 

 

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Ultima modifica il 16 Settembre 2018
Serena Cavallero

Nata a Terni nel 1982, laureata nel 2008 in Biologia Cellulare Applicata, dottore di ricerca in Sanità Pubblica nel 2012. Assegnista di ricerca presso la sezione di Parassitologia del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive della Sapienza, si occupa per "BUONO" degli aspetti inerenti la ricerca e l’educazione.

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